Molti miei pazienti mi chiedono delucidazioni e chiarimenti sul significato di FODMAP e sulle diete così dette Low-Fodmap.
Tecnicamente I FODMAP comprendono gli Oligosaccaridi (fruttani e galatto-oligosaccaridi), i Disaccaridi (lattosio), i Monosaccaridi (fruttosio) ed i Polioli (es. sorbitolo, mannitolo e xilitolo).
Per chiarire meglio l’acronimo, vedere la tabella in basso riportata

 

Fruttani e Galatto Oligosaccaridi

Disaccaridi = lattosio

Monosaccaridi = Fruttosio

Polioli = Sorbitolo, mannitolo, xilitolo

Questi zuccheri, scarsamente assorbibili e notevolmente fermentabili, determinano nell’intestino una eccessiva produzione di gas e secrezione di acqua nel colon con conseguente diarrea, flatulenza, gonfiore e dolore addominale. La dieta, oggi tanto di moda, a basso contenuto di questi zuccheri consiste nella eliminazione quotidiana del gruppo di alimenti di cui sono ricchi.

La lista degli alimenti da escludere nella dieta “Low FODMAP” è lunga e comprende, in particolare, i cereali contenenti glutine (frumento, orzo e segale), tutti i legumi (es. lenticchie, fagioli e ceci), diversi tipi di vegetali (es. carciofi, cavolfiore, asparago, funghi, cipolle, aglio) e di frutta (mele, pere, albicocche, susine, pesche, cocomero, uva, fichi) nonché tutti i latticini contenenti lattosio (latte intero, yogurt, gelato e formaggi freschi).

La dieta Low FODMAP” fu proposta nel 2005 da un gruppo di specialisti guidato da Peter Gibson della Monash University di Melbourne (Australia) ed ha trovato un crescente consenso tra gli esperti, non solo per il trattamento della Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS), ma anche per la cura di altre patologie intestinali quali le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali e la Diverticolosi. Numerosi studi, hanno dimostrato l’efficacia della dieta Low FODMAP nel ridurre l’intensità dei sintomi dell’IBS, particolarmente il gonfiore ed il dolore addominale. È innegabile che l’introduzione della dieta “Low FODMAP” abbia rappresentato un progresso nel trattamento di un disturbo, quale l’IBS, che affligge una quota significativa della popolazione generale (circa il 20%), particolarmente di genere femminile ed in età fertile. Concordo sugli effetti benefici della dieta Low-Fodmap nel breve termine ma occorre fare delle giuste puntualizzazioni sull’uso prolungato. La sicurezza nutrizionale (safety) del trattamento Low FODMAP, soprattutto nel lungo termine non è ancora stato sufficientemente valutato, ma può essere esaminato in base ad alcune evidenze indirette.
Tra i tanti alimenti che devono essere esclusi con la dieta Low FODMAP figurano i cereali contenenti glutine, fonte principale dei fruttani alimentari. I lavori svolti nei pazienti celiaci, che notoriamente devono continuare il trattamento per tutta la vita, hanno evidenziato che questo regime alimentare comporta, nel lungo termine, una possibile carenza subclinica di fibre, Calcio, Ferro, Folati e vitamine del gruppo B. Il rischio della carenza di fibra alimentare è certamente maggiore nei soggetti che praticano la dieta Low FODMAP, poiché questo trattamento richiede l’esclusione dalla dieta giornaliera non solo dei cereali contenenti glutine, ma anche di molti tipi di frutta e verdura. Parallelamente maggiore, rispetto alla dieta senza glutine, il rischio di carenza di calcio per la contemporanea esclusione alimentare, nella dieta Low FODMAP, dei latticini contenenti lattosio. Altri rischi nutrizionali da non sottovalutare riguardano la possibile carenza di vit. C e di altri antiossidanti naturali, sempre a causa dell’ampia limitazione nell’apporto di frutta e verdure fresche.
D’altra parte, la drastica riduzione dei FODMAP alimentari potrebbe avere conseguenze fisiopatologiche negative, ancora non sufficientemente indagate. È bene infatti tenere presente che, in condizioni normali, questi carboidrati vengono fermentati nel colon, ad opera della flora batterica intestinale, con produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), particolarmente di butirrato, che rappresentano un eccellente substrato energetico per le cellule del colon. Inoltre, la dieta Low FODMAP induce significativi cambiamenti del microbioma intestinale, con diminuzione dell’abbondanza batterica totale, particolarmente dei Bifido batteri, ed aumento di Ruminococcacae, alterazioni le cui conseguenze rimangono da indagare.

Non dobbiamo neppure sottovalutare che una dieta low FODMAP equilibrata sul piano nutrizionale richiede l’utilizzo di alimenti non sempre facili da reperire e di costo elevato, quali gli pseudo cereali, i frutti di bosco e la frutta esotica. Ne consegue che l’aderenza a questo regime dietetico potrebbe risultare difficile da mantenere nel lungo termine. In conclusione, ritengo che la dieta Low FODMAP rappresenti un trattamento innovativo che può migliorare in maniera significativa la sintomatologia del colon irritabile, specie nei casi con marcato gonfiore e dolore addominale. Qualora utilizzata per lunghi periodi di tempo, è necessario un attento monitoraggio nutrizionale del regime Low FODMAP, al fine di prevenire le possibili carenze di fibra alimentare e di altri nutrienti “critici”, quali le vitamine e gli anti-ossidanti naturali.