L'importanza di una "dieta varia"

Per giungere alla comprensione del beneficio indotto da una “dieta varia” occorre avere chiaro il concetto di diversità genetica (o variabilità genetica) che è una caratteristica degli ecosistemi ritenuta vantaggiosa per la sopravvivenza.
Nella storia, vari aneddoti si tramandano a sottolineare l’importanza di tale diversità genetica, ad esempio, che la grande carestia che colpì l'Irlanda nell'Ottocento può essere attribuita in parte al fatto che le piante irlandesi di patate mostravano una varietà genetica molto ridotta, il che permise alla peronospora delle patate (Phytophthora infestans) di infettare e distruggere la maggior parte dei raccolti dell'isola.
La diversità genetica offre alle specie, in generale, maggiore capacità di adattamento e di sopravvivenza in caso di particolari eventi o cambiamenti ambientali

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I due raggruppamenti sopra raffigurati mostrano entrambi due popolazioni di 100 individui con10 specie diverse. La differenza sostanziale sta nel fatto che nel secondo raggruppamento una singola specie è rappresentata da 91 individui e le altre specie da un singolo individuo. Ciò rende fragile e precario il raggruppamento così composto a differenza del primo dove ogni specie risulta variegato e ben rappresentato. In caso di una eventuale malattia che colpisse la singola specie dominante, si determinerebbe la sofferenza dell’intera comunità.
Se il concetto di eterogeneità genetica è da considerarsi protettivo per ogni singola specie, non possiamo escludere che anche una variabilità alimentare è da considerarsi utile e benefica per ogni organismo.*
Essere costantemente sollecitati da medesime sostanze e alimenti rende il nostro sistema immunitario suscettibile ad allergeni mai diversi e pertanto più esposto alla sensibilizzazione.
Da questo concetto possiamo concludere che l’eterogeneità e la diversificazione alimentare è il fondamento su cui si basa anche il ciclo evolutivo e la protezione delle varie specie animali e vegetali.
Pongo l’attenzione sulla necessità di una diversità alimentare in relazione al dato ormai conclamato che in commercio i prodotti a base di farina (pane, pasta e prodotti di panificazione: grissini, cracker, fette biscottate, pan carré, focacce, pizza) provengono da un solo tipo di grano il CRESO che dagli anni ’70 si è diffuso nelle coltivazioni italiane e pertanto una grande fetta di popolazione sta inevitabilmente diventando intollerante e, in soggetti più predisposti, alla sensibilizzazione alla prolamina in esso contenuta: il glutine.
La sensibilizzazione del nostro sistema immunitario da parte di sostanze contenute negli alimenti, diventate sempre meno eterogenee e sempre più geneticamente omogenee è attribuibile all’interferenza da parte dell’uomo che vede, nel programma di selezione artificiale e ancora peggio nella produzione di OGM (organismi geneticamente modificati), un miglioramento produttivo di alimenti resistenti all’aggressione di parassiti o con caratteristiche di conservazione e gradite al consumatore che rimane ignaro di quanto ciò possa essere invece dannosa alla sua salute.
Tutti i soggetti che percepiscono una qualche sorta d’intolleranza o repulsione a particolari cibi o gruppi alimentari dovrebbero, una volta riconosciuto e compreso il problema, cercare a quali grandi gruppi alimentari è risultato maggiormente sensibile, impostare una dieta di rotazione settimanale per il recupero della tolleranza immunologica.
Questo vuol dire che nella stessa settimana ci saranno giorni in cui evitare gli alimenti cui si è intolleranti e giorni in cui reintrodurli, magari in piccole quantità, con lo scopo di stimolare l’organismo a tollerarli nuovamente e con una logica che rispecchia in tutto e per tutto lo svezzamento infantile.
*L’eterogeneità alimentare è utile, altresì, a un corretto equilibrio della flora batterica intestinale che sempre più consideriamo un organismo vivente utile al processo digestivo. Tale organismo costituito da 500 a 1500 specie, definito “microbiota” è eterogeneo e tale deve mantenersi per espletare la sua funzione nel processo digestivo. Se la flora batterica di cui è composto si altera anche il processo digestivo è alterato!
L’assunzione di troppi farinacei o cibi raffinati e zuccherati determina un cambiamento della flora intestinale spesso flatulentogena e pertanto la sgradevole sensazione di gonfiore postprandiale imputata a questo o quell’altro alimento è riconducibile all’alterazione della flora intestinale causa di cattiva alimentazione.
Quando si ha il sospetto di una reattività nei confronti del frumento o del glutine in esso contenuto è bene variare l’alimentazione e a tal fine occorre imparare che esistono tanti cereali alternativi. Molte persone, infatti, sono talmente abituate a mangiare solo frumento che dimenticano che esistono tantissimi altri cereali, come fonte glucidica, che possono essere utilizzati con gusto nella propria alimentazione. Una buona norma alimentare sarebbe quella di far variare il più possibile i cereali sulla propria tavola ricordandosi che oltre al frumento esistono anche il riso, il mais, l’avena, la quinoa, l’amaranto, il grano saraceno, il miglio (che sono anche senza glutine), il farro, la segale, il kamut (che contengono glutine e che sono filogeneticamente molto simili al frumento tanto da non poterli considerare a tutti gli effetti un’alternativa al grano) e l’orzo (che contiene glutine ma è completamente diverso dal frumento). >Variare il più possibile i cereali sulle nostre tavole vuol dire cambiare cereale a tutti i pasti, modificando gli stimoli alimentari e offrendo alla flora batterica una minor possibilità di adattarsi. Sarebbe utile, ad esempio, cominciare la giornata con una tazza di riso integrale soffiato per prima colazione, mangiare un panino al bar per mezzogiorno e poi cenare con del riso integrale, per poi iniziare il giorno dopo con gallette di grano saraceno e così via... il tutto accompagnato da una variegata fonte proteica, una corretta assunzione di acqua e dei contorni per un apporto giornaliero di verdure.